Materia Rinnovabile numero 06-07 / ottobre-dicembre

Al di là del riciclo

Intervista a William McDonough

a cura di Emanuele Bompan, intervista a William McDonough

William McDonough parla del suo ultimo libro e riflette su come siamo diventati una civiltà insostenibile. E di come una solida economia circolare, basata su una buona pianificazione, possa salvare tutti noi.

 

 

Ellittico, filosofico e sempre illuminato da concetti solidi e semplici. Parlare per più di un’ora con uno dei guru della pianificazione del 21° secolo è un viaggio rivelatore su quello che non funzionava in tema di pianificazione ed economia nel secolo scorso. E se un trauma globale, come le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, avesse cancellato non solo due grandi città giapponesi ma anche il nostro legame con l’equilibrio della natura? E come possiamo ripensare il tutto – il modo in cui sfruttiamo le risorse naturali, il sistema di produzione – in maniera organica e circolare? William Andrews McDonough, pianificatore, filosofo e autore, è conosciuto per il suo influente Cradle to Cradle: Remaking The Way We Make Things, scritto a quattro mani con il chimico Michael Braungart (ed. it., Dalla culla alla culla. Come conciliare tutela dell’ambiente, equità sociale e sviluppo, Blu Edizioni 2003).

 

 Charles Levy, bombardamento atomico della città di Nagasaki, 9 agosto 1945

 

 

Nel suo ultimo libro, The Upcycle. Beyond Sustainability Designing for Abundance, il confine della sostenibilità nell’uso delle risorse viene spinto oltre il semplice riutilizzo dei materiali, alla rigenerazione, proponendo un mondo in cui tutto quello che facciamo migliora l’ambiente.

(Prende una lunga pausa prima di rispondere alla prima domanda).The Upcycle è letteralmente un’estensione di Cradle to Cradle. Se vogliamo usare una metafora dobbiamo guardare a Cradle to Cradle come a un fulcro e a The Upcycle come alla leva. Cradle è il sasso su cui fare leva per elevare il nostro modo di pianificare. Nel fulcro abbiamo delineato alcune precondizioni molto chiare.”

 

Quali sono?

“I materiali vanno visti come nutrienti biologici o tecnici per un ricircolo sicuro e continuo. La natura non ha rifiuti, niente rimane inutilizzato. Per questo abbiamo bisogno di riutilizzare i materiali: mantenere flussi continui di nutrienti biologici e tecnici, le cose devono essere utili all’uomo e tornare alla natura in sicurezza. Va pensato come base per un nuovo modello di business. L’energia rinnovabile. È fondamentale alimentare tutte le attività con il 100% di energia rinnovabile. Gestione idrica. L’acqua è una risorsa preziosa: oggi quando le industrie tessili finiscono di lavare i tessuti, raccolgono l’acqua utilizzata e la purificano fino a renderla potabile. Questo perché abbiamo cambiato la composizione chimica delle tinture, abbiamo pensato con la mentalità ‘cosa viene dopo’. Invece di produrre rifiuti pericolosi abbiamo progettato prodotti sicuri ottenendo acqua che potrebbe essere venduta al circolo di giardinaggio locale. Questo ci fa pensare: perché il business dovrebbe voler perdere una tale opportunità? Perché una società dovrebbe voler avvelenare l’acqua? Avviamo attività per poter inquinare i fiumi? La chiave è fare le domande giuste. 

Infine, ultima precondizione: l’equità sociale.”

 

Questo è qualcosa che sfugge a molti business.

“Dobbiamo rispettare tutte le persone e i sistemi naturali. Le persone andrebbero trattate con dignità in ogni fase delle nostre attività. È assolutamente importante (si prende un’altra lunga pausa). Questo è Cradle to Cradle. Il libro The Upcycle punta a migliorare le cose poiché si è capito il concetto espresso in Cradle to Cradle. Raccogliamo una moltitudine di esempi per rendere il mondo migliore. Uno tra tutti: si comincia a raccontare di una grande società che sta comprendendo cosa significhi ‘arriveremo a essere alimentati al 100% con energia pulita’.”

 

La pianificazione gioca un ruolo centrale.

“La pianificazione è il primo segnale dell’intenzione degli uomini. Senza l’intenzione l’azione non comincia necessariamente. Quindi il primo atto è rappresentare i propri valori. I valori umani. Come: ‘non distruggeremo il pianeta per le generazioni future, perché crediamo in un mondo sano e sicuro’. E applicare questi valori al business: questo è il riutilizzo. Decidere di diventare al 100% buoni. E farlo.

Guardate al diagramma di costante miglioramento (figura 1). Avete deciso ‘sì, voglio essere meno cattivo’, ma essere meno cattivi non significa essere buoni. È essere cattivi, solo un po’ meno. Il riutilizzo – l’upcycling – non significa essere solo meno cattivi, ma anche più buoni. L’upcycling non è solo una quantificazione – ‘Faccio meno cose cattive’ – ma una qualificazione. Vuol dire riportare il materiale all’interno del sistema, reinserirlo nel mondo per essere riutilizzato, dando vita a qualcosa di migliore rispetto a quanto sia stato prima. Diverso è il downcycling dove c’è sì il riutilizzo dei materiali, ma con deterioramento della qualità.” 

 

Le società tradizionali hanno sempre pianificato il loro ecosistema in modo equilibrato e sostenibile. Perché le società moderne, in particolare quelle capitaliste, sono diventate così insostenibili?

“I piccoli agricoltori italiani praticano il riutilizzo da migliaia di anni. Geniale, perché quello che hanno fatto è essenzialmente riutilizzare il suolo, seguendo il modus operandi della natura. Ma voglio ampliare la scala della risposta. Avete provato a risolvere l’equazione di Einstein E=mc2? Ero seduto davanti al mio camino nel New England pensando profondamente all’energia. L’universo è entropia: tutto tende al caos, senza ritorno. Qual è l’opposto? Andai in libreria per cercare qualcosa sull’entropia negativa. Tutto ha un contrario. Dov’è l’ordine? E poi un flash: E=mc2. Abbiamo la ‘E’ che rappresenta la fisica e la ‘m’ che rappresenta la chimica. Qual è la domanda? La domanda è: dov’è la biologia? L’entropia negativa non è fisica, è biologia. Il tronco che brucia è entropia, il tronco che cresce è entropia negativa, è ordine. In questo modo vi rendete conto che la terra è una cosa vivente che necessita di crescere e di un sistema aperto di sostanze chimiche per garantire la riproduzione degli organismi. Quindi la vita biologica nega l’entropia. Quando ciò è chiaro si comprende quello che i contadini fanno da migliaia di anni. La vita genera ordine dal caos, loro alimentano il suolo con azoto e carbonio dell’atmosfera, e stuzzicano la vitalità del pianeta.

Pensate ancora a E=mc2. Da bambino, a cinque anni, ho saputo di Hiroshima. Ricordo la copertina di una rivista sul tavolo con immagini dell’esplosione atomica. E pensavo: perché gli esseri umani si fanno questo a vicenda. Al college chiesi a un professore com’è possibile che si faccia scomparire una città in pochi secondi. Mi portò a guardare a E=mc2 (nota: la teoria della relatività permise la nascita della bomba atomica). Cosa ha cambiato il modo in cui guardiamo il mondo? Proprio la bomba atomica. A metà del secolo scorso l’umanità ha creato una situazione in cui la comprensione del mondo da parte delle persone consisteva nella consapevolezza che il mondo avrebbe potuto finire il giorno dopo. Abbiamo cominciato a vivere come se non ci fosse domani. Abbiamo iniziato a buttare via cose, a fabbricare cose e usarle. Perché il mondo potrebbe finire domani.” 

 

Lo stesso per i cambiamenti climatici.

“Esattamente. Godetevi la vita finché potete, non preoccupatevi. Se il mondo finirà non farà differenza. Abbiamo perso il senso di connessione intergenerazionale e creato una sorta di tirannia globale della disperazione.”

 

Una cultura nata e pervasa dal capitalismo consumistico. Come possiamo trasformare questo approccio e dire: riutilizzate?

“I pianificatori sono terribilmente ottimisti riguardo alle cose. Il mondo delle arti sta guardando intensamente ai dettagli, vede le cose in profondità. È il prodigio, la delizia, la bellezza. Dio è nei dettagli. Gli artisti sono coloro che guidano. Sull’altro versante abbiamo specialisti che imparano sempre di più su sempre meno cose, per loro nei dettagli c’è il diavolo, dettagli che possono demolire una teoria. Non è fantasticare, è una comprensione focalizzata. Qualcosa che può cambiare la pianificazione e il business è porsi la domanda giusta: come qualcosa di bello può distruggere la salute dei bambini? O il pianeta? Se produco la seta più raffinata ma per farla inquino il fiume, non si può dire che sto fornendo all’industria della moda la seta più bella.”

 

Abbiamo bisogno di più regole e controllo per proteggerci dai danni?

“Regolamentare la pianificazione ha un costo. Dobbiamo eliminare la regolamentazione. Che è quello che fa la pianificazione cradle-to-cradle. Realizzando una buona pianificazione si elimina la necessità di regole, di scartoffie, si riducono i costi, la paura e la preoccupazione dei clienti. Questa è l’opportunità per alzarsi e basare il proprio business sul riutilizzo. Questo cambia la questione fondamentale del business stesso. Quanto possiamo dare per quello che prendiamo.”

 

Oggi le tecnologie verdi e pulite sono in pieno boom. Ma le nuove tecnologie, marchiate e amiche dell’ambiente o commercializzate come tali, non sempre si basano su una buona pianificazione.

“Oggi molte fonti stanno emettendo carbonio nell’atmosfera. La domanda è: state emettendo tossine? Il carbonio non è una tossina. Il nostro cibo è carbonio, i nostri alberi sono carbonio, e i bambini sono carbonio. Vediamo il carbonio come qualcosa che ci circonda. Il problema è avere il carbonio nel posto sbagliato, dove diventa una tossina. Le tossine sono materiali nel posto sbagliato. Il piombo nel computer si comporta da trasmettitore; il piombo nel cervello di un bambino è una neurotossina. Il carbonio è tossico solo nell’atmosfera, a questo punto della storia. È come mettere piombo nel cervello di un bambino. Quindi quando vediamo una tecnologia pulita che mette qualcosa nel posto sbagliato – come il carbonio nell’atmosfera – questo non va bene. Così, per esempio, quando parliamo di biocarburanti stiamo sempre parlando di carbonio che finisce in atmosfera. Dobbiamo chiederci se è intelligente. Penso che dovreste guardare l’equazione piuttosto attentamente. Quando usate olio di palma voi liberate tutto il carbonio sequestrato dalla foresta.

Dobbiamo stare attenti alle cose che non sono green come vengono etichettate. L’efficienza è solitamente un buon punto di partenza. Ma la ricerca di nuove tecnologie che rispettino i punti elencati è la cosa più esaltante.”

 

Nel libro cita spesso un tipico problema wittgensteiniano. Il modo in cui utilizziamo un concetto può essere un limite. Quanto è importante trovare nuovi significati all’innovazione dei materiali?

“Noi sostituiamo i concetti in un modo strano. Per esempio usiamo lo spazio per definire le nostre relazioni. ‘Dov’è’, invece di ‘cos’è?’ Pensate: buttiamo ‘via’ le cose. Le gettiamo nell’acqua che le porta ‘via’, lontano. Ma per le persone più a valle non è ‘lontano’. L’idea di ‘lontano’ è bizzarra; abbiamo dimenticato che noi siamo il ‘lontano’ per qualcun altro. Abbiamo iniziato come raccoglitori, in un mondo dove non c’era ‘lontano’. Quando siamo diventati coltivatori abbiamo creato il ‘qui’ e il ‘lontano’. In Cina gli escrementi erano considerati sacri. Quando si andava a cena da qualcuno si lasciava il proprio ‘deposito’, le feci, perché era il modo in cui si restituiva il nutrimento. Adesso le buttiamo ‘via’. Se ci spostiamo verso il concetto di utilità, allora possiamo parlare di utilizzo.

Non si può dire di bere l’urina o i liquami, si dice di buttarli via, ma se si enfatizza l’uso e si pensa ‘come posso pianificare il riutilizzo di liquami che contengono H2O’, si utilizza il cervello per pensare all’uso.

La terra è qui per essere usata. E invece ne stiamo abusando. Le parole diventano importanti.”

 

Nel libro descrive come possiamo riutilizzare il suolo.

“La Cina ha dichiarato che il 19,4% del terreno coltivato è inquinato da metalli tossici, e tossici per il cibo. Le attuali tecniche di coltivazione consumano le risorse naturali della terra senza ‘restituire’. Negli ultimi 200 anni, il 75% del suolo negli Usa si è impoverito a causa delle moderne tecniche agricole come la monocoltura, eccessivo sfruttamento e salinizzazione del suolo dovuta alla sovrairrigazione. La perdita di suolo fertile nei soli Stati Uniti continua al ritmo stimato di 150 miliardi di dollari all’anno. Centocinquant’anni fa, la prateria dell’Iowa possedeva uno strato superficiale del terreno compreso tra i 30 e i 40 centimetri, come pure il carbonio immagazzinato nelle radici profonde dei vegetali della prateria, che arrivavano a una profondità di 4,5 metri. Ora lo strato superficiale si è ridotto tra i 15 e i 20 centimetri. La produzione di suolo richiede un tempo notevole: possono servire da 100 a 500 anni per creare 2,5 centimetri di strato superficiale. Con questi numeri, gli esseri umani hanno poche speranze di rimettersi al passo. Dovremmo muoverci e rimediare. Riutilizzare il suolo.” 

 

 

Lei viaggia in tutto il mondo: vede un cambiamento di mentalità, persone che applicano i concetti del cradle-to-cradle?

“Stiamo assistendo a vari cambiamenti. Attualmente presiedo il World Economic Forum per il comitato dell’economia circolare. È interessante che abbiano messo un pianificatore a presiedere il gruppo. L’economia circolare si sta diffondendo.”

 

Come definisce l’economia circolare?

“L’economia circolare è un sistema economico ricco di risorse e un motore per l’innovazione, che porta benefici costanti alla società, oggi e in futuro. È pianificata, cradle-to-cradle, per un ricircolo infinito di materiali tecnici e biologici puliti, energia, acqua e ingenuità umana. Essenzialmente l’economia circolare restituisce le risorse. Il nostro obiettivo è un mondo deliziosamente diverso, sicuro, sano e giusto – con aria, suolo, acqua ed energia puliti – goduto economicamente, equamente, ecologicamente ed elegantemente. 

Diversamente, il futuro porterà un deserto nucleare globale.”