Materia Rinnovabile numero 15 / marzo-aprile

Come è cambiata questa lattina

di Marco Gisotti, Letizia Palmisano

Focus packaging vs spreco alimentare

 

Lattine, scatolette, vaschette: le mille facce del packaging in alluminio. Un materiale che consente una continua evoluzione.

 

Basterebbe ripercorrere la storia di una lattina della nostra bevanda preferita per renderci conto di com’è cambiato il mondo degli imballaggi nel settore del food. A cominciare dalla nascita di un nuovo prodotto, dall’aspetto di bottiglia, ma fatto di alluminio. “Nel settore del packaging in alluminio per bevande stiamo attualmente assistendo all’introduzione sul mercato di un nuovo e innovativo formato ‘ibrido’ lattina-bottiglia a cura di Rexam srl, denominato Fusion” spiega il CiAl, il Consorzio imballaggi alluminio. La Fusion conserva in tutto e per tutto le caratteristiche dei tradizionali format delle lattine: leggerezza, riciclabilità, ottimo livello di protezione e di conservazione del prodotto. Ma è una “bottiglia” in alluminio, tappo compreso. Il che è un vantaggio in termini di raccolta e riciclo del contenitore. 

Le lattine in Italia raccontano anche un’altra storia. In meno di vent’anni, dal 1997 a oggi, lo spessore del laminato, per esempio, si è ridotto del 6,9%. Addirittura se confrontiamo una lattina del 2016 con una del 1977 scopriamo che la riduzione è stata del 37%. Nel 1990 una lattina pesava 16,58 grammi: oggi 12,50.

Ci sono poi stati mutamenti nel design: pensiamo alla lattina sleek, lanciata nel 2009, più alta e slanciata ma non per questo meno efficiente. Anzi. Il miglioramento di un prodotto di questo tipo non è soltanto estetico, ma comporta evidenti vantaggi in termini di materia prima risparmiata, di peso ridotto in tutte le operazioni di logistica e trasporto. Condizioni che si ripercuotono positivamente sugli impatti ambientali della filiera.

 

 Sicuro dentro e fuori

Ma quando parliamo di alimentazione è evidente che le preoccupazioni del consumatore non sono solo dirette verso l’ambiente esterno, ma anche – e soprattutto – verso quello che il contenitore protegge al proprio interno. Sicurezza alimentare in primo luogo, ma anche capacità di conservare bevande e cibi integri nelle loro caratteristiche organolettiche.

Gli imballaggi in alluminio, spiega il CiAl, sono imballaggi ad alta performance. Garantiscono la conservazione del sapore, del colore, della struttura, delle caratteristiche nutrizionali dei cibi. Assicurano la migliore protezione in assoluto dalla contaminazione e dall’inquinamento attraverso l’effetto barriera, che blocca la penetrazione di ossigeno, umidità, luce, raggi ultravioletti, oli e grassi, microorganismi e odori. Non a caso l’alluminio viene utilizzato per imballare anche prodotti sensibili come quelli farmaceutici.

Garantiscono, inoltre, la più lunga durata a scaffale, a vantaggio di un uso razionale delle risorse alimentari e della loro distribuzione e logistica. E, grazie all’ottima conducibilità termica, permettono maggior efficienza nell’uso dell’energia nella fase di refrigerazione.

Infine, gli imballaggi in alluminio consentono di preparare, trasportare, esporre e consumare il cibo sempre nello stesso contenitore, risparmiando così energia e materia.

 

Non solo lattine

Uno dei settori che più di ogni altro ha registrato una forte accelerazione nello sviluppo innovativo è quello delle scatolette. “Le scatolette negli ultimi anni – secondo CiAl – sono state al centro dell’attenzione e degli accorgimenti di design con la nascita di nuove forme moderne e innovative caratterizzate da linee più morbide e arrotondate. Il nuovo design delle scatolette è stato affiancato anche da interessanti soluzioni dei coperchi e delle modalità di apertura caratterizzate da una maggior sicurezza e facilità”.

Per esempio, i coperchi peel seam, quelli con la linguetta, una volta usati quasi solo per prodotti secchi come il latte in polvere o il caffè, oggi sono sempre più richiesti dal mercato italiano ed europeo. Infatti, grazie all’utilizzo di materiali resistenti alla sterilizzazione, questa tipologia di chiusure trova facilmente applicazione nel packaging di prodotti che necessitano di un trattamento termico per la conservazione. 

Abbinati, poi, con barattoli dalle forme particolari – dalla scodella alla cupola fino a quelli perfettamente rettangolari – si possono ottenere imballaggi originali e personalizzati in base alle esigenze del consumatore. E, soprattutto, composti di un unico materiale che ne facilita il conferimento in raccolta differenziata e la riciclabilità.

Una variante è anche quella dei PeeliCan: un sistema completo di coperchietti per l’industria ittica che rappresenta un’alternativa, pulita e facile da usare, alle tradizionali scatolette di pesce con apertura ad anello.

Anche il mondo delle vaschette ha subito una progressiva evoluzione. Come accaduto nelle lattine, anche qui si è cercato via via di ridurne il peso grazie alla progettazione di nuovi stampi che usando nervature e balconcini a raggio differenziato permettono di realizzare contenitori di spessore inferiore, pur con le stesse prestazioni. Per non dire dei bordi a “G” della vaschette della linea caldo, che consentono di impilare uno stesso numero di vaschette ma in minor spazio, riducendo così le dimensioni degli imballi secondari. O, in alternativa, aumentando il numero di pezzi imballati.

Infine val la pena di citare i vantaggi offerti dall’alluminio quando si parla di imballaggi flessibili e di incarti poliaccoppiati. Negli ultimi quindici anni, fanno notare al CiAl, lo spessore medio dei fogli di alluminio è stato ridotto del 30% sia negli imballaggi per il cioccolato sia nell’applicazione in poliaccoppiato per cartoni per bevande a lunga conservazione; del 33% nel poliaccoppiato per il caffè.

 

Un “tatuaggio” ecologico 

È senza dubbio importante spiegare ai consumatori quanto sia riciclabile l’alluminio. E renderlo evidente sulla confezione stessa può essere un modo immediato per farlo. 

Oggi una nuova tecnologia consente di marcare le vaschette in alluminio senza dover sovrastampare nulla. La Constantia Teich ha, di recente, presentato una vaschetta in foglio d’alluminio con il logo Recycling incorporato. Il processo messo a punto consiste nell’incorporare il logo – o la serie di loghi – nel foglio rendendolo parte del materiale, senza dover ricorrere ai processi di goffratura o di stampa. Nella fase finale di laminazione viene creata un’immagine sulla superficie dell’alluminio apportando apposite variazioni alla brillantezza del foglio in determinate aree. Al contrario della normale goffratura, in questo processo tecnicamente innovativo il materiale non viene deformato su entrambi i lati.

Questa tecnologia rappresenta una buona alternativa per prodotti di alta gamma sottoposti a processi produttivi complessi, tra cui sterilizzazione o altri procedimenti impegnativi per la conservazione degli alimenti.

 

Dunque, l’unione fa la forza, se consideriamo inoltre che gli accoppiati in cui è presente l’alluminio necessitano di minore quantità di carta e plastica rispetto a quelli in cui è assente.

L’esempio più diretto è quello dei cibi sterilizzati a lunga conservazione che possono fare a meno della refrigerazione grazie all’effetto barriera offerto dal foglio di alluminio. 

Inoltre le continue innovazioni di processo nelle fasi di fusione e di laminazione, l’applicazione di sofisticati sistemi di automazione e controllo e l’utilizzo di nuove leghe sviluppate per applicazioni specifiche, ha consentito di ottenere fogli di alluminio sempre più sottili e performanti, così da ridurre, nei cibi conservati, il peso addizionale derivato dall’imballaggio.

Senza dimenticare, infine, che l’alluminio – con pochi altri materiali fra i quali vetro e acciaio – è un materiale permanente. Una volta prodotto può essere riciclato per sempre. 

 

 

Info

www.cial.it

Immagine in alto: H. Alberto Gongora/The Noun Project