Materia Rinnovabile numero 15 / marzo-aprile

La scienza in trincea

di Federico Pedrocchi

Poiché Materia Rinnovabile è una rivista ampiamente attraversata da tematiche scientifiche e tecnologiche, ho pensato che una mia recente esperienza negli Stati Uniti possa essere utile per avere una certa visione su cosa sta accadendo in questi pochi mesi trumpizzati. Sono stato al grande meeting della Aaas – American Association for the Advancement of Science. Ci vado spesso. Quest’anno l’incontro era a Boston, area nella quale la presenza della ricerca scientifica si nota anche nelle panetterie. Ma il meeting dell’Aaas è comunque un intervento che va oltre la sua location. Comprende un centinaio di seminari quotidiani, raccoglie migliaia di donne e uomini e che lavorano nella scienza, con un 70% provenienti dagli Stati Uniti e un 30% da tutto il mondo. Io conosco bene l’aria che si respira in questo appuntamento, e quella che ho respirato lo scorso febbraio era del tutto diversa.

Possiamo partire da varie scenette. La ricercatrice di origine cinese o giapponese che prima del suo speech, con il pollice e il medio di entrambe le mani cerca di allargarsi gli occhi per “truccarsi” da americana, con risate e applausi a seguire. Fisici indiani che “sono contento di essere a questo meeting del 2017 perché non so se l’anno prossimo potrò venirci”. Grafici proiettati, che raccontano i dati di fenomeni di varia natura, ai quali viene aggiunta una colonna according with trumpism, cioè quale sia l’interpretazione del presidente, che, naturalmente, se si parla di – che ne so – spettrometria, dice che i fantasmi non esistono in Usa. Forse in Europa.

E il dato serio, di base, che viene anche un poco psicologicamente ridotto nella sua ansiogenicità con frizzi e lazzi di varia natura, è il seguente: a quest’uomo mancano i fondamenti minimi per capire cosa è la scienza. Ma detto con grande serietà. Per esempio, è altamente probabile che Mr Trump non sappia cosa sia l’entropia e quindi potrebbe tranquillamente finanziare ricerche per macchine che producano energia in perpetuo senza bisogno di essere alimentate.

Quest’uomo non è un antiambientalista; quest’uomo non conosce i paradigmi di fondo delle fenomenologie ambientali. È una realtà che non si è mai presentata nella storia americana. 

Poi c’è il personaggio con il suo decisionismo soluzionista e la sua aggressività. Sono rimasto a bocca aperta nel sentire, durante un incontro – ce ne sono stati almeno quattro in cinque giorni, non meno di un migliaio i presenti ogni volta – dedicato al tema Cosa fare con Trump, eminenti scienziati dare indicazioni, a chi fa ricerca negli enti pubblici, del tipo “non fatevi intimidire, resistete, parlate con i decisori politici in tutti i modi e spiegate come si fa scienza”. Sembravano, nei toni, gli appelli che de Gaulle lanciava dalla radio inglese ai francesi durante la Seconda guerra mondiale. 

La sensazione complessiva, comunque, parlando con tutti e tutte, è che questa situazione non è assolutamente possibile che possa durare per quattro o addirittura otto anni. La ritirata da progetti di ricerca internazionali, per esempio – Trump vi ha accennato più volte – può costare centinaia di miliardi di dollari all’economia americana. Insomma, dagli Stati Uniti, nei quali naturalmente la percezione degli avvenimenti si costruisce sulla base di molte notizie e commenti che qui da noi non possono arrivare, lo scenario che si sta delineando nel mondo scientifico è che sia imminente un uragano senza alcun precedente storico.