Materia Rinnovabile numero 16 / maggio-giugno

Quando gli States invaderanno il Canada

di Roberto Giovannini

Il mondo in cui viviamo è molto strano: una volta gli autori delle serie televisive dovevano sforzare al massimo la loro fantasia per creare scenari appassionanti o spaventosi. Qualche giorno fa però l’attrice Robin Wright, moglie e rivale del “presidente” Frank J. Underwood in House of Cards, ha dichiarato che Donald J. Trump “ha rubato tutte le idee per la sesta stagione” della serie. E insomma, è difficile negare che di questo passo ci sono rischi concreti che la realtà superi la finzione. Dunque, sembra giusto dedicare questa edizione della rubrica che racconta come l’ambiente e il clima stanno penetrando nell’immaginario collettivo attraverso i media, rispettivamente a un fumetto e a una serie televisiva che di recente hanno prospettato scenari pazzeschi. Ma – forse – neanche così tanto.

Il fumetto è We Stand on Guard, scritto da Brian K. Vaughan e disegnato da Steve Skroce. A “stare in guardia” sono i cittadini del Canada, che devono vigilare sulle intenzioni decisamente aggressive del loro gigantesco vicino, gli Usa. La storia è ambientata in un inquietante ma purtroppo plausibile futuro, tra un centinaio di anni: a quanto pare la lotta al riscaldamento globale non sembra essere andata benissimo, il clima è cambiato, e nonostante un grande progresso tecnologico gli Stati Uniti sono stati devastati dalla siccità. A Salt Lake City, Utah, quotidianamente ci sono scontri tra polizia e i dimostranti davanti ai centri federali dove viene distribuita l’acqua potabile, e il verdissimo Nordest degli States è diventato una specie di deserto. 

Vaughan è americano, e conosce il “vizietto” dei suoi compatrioti: se serve qualcosa di importante bisogna prenderselo, con le buone o con le cattive, senza farsi troppi scrupoli. E nel mondo riarso del 2112 c’è un posto che di acqua ne ha ancora tanta. Un paese pacifico poco armato e molto vicino: il Canada. Gli americani così prima trovano una scusa – un attentato che fa saltare in aria la Casa Bianca, primo passo di una teorica intenzione canadese di attaccare gli Usa – poi lanciano una armada volante che distrugge le principali città del Canada. Segue uno strapotente esercito di mekka-robot che assomigliano agli AT-AT imperiali accompagnati da marines digitalizzati dotati di esoscheletri. Una volta annientata ogni resistenza e imprigionati i pochi civili rimasti vivi, ecco arrivare in volo immani pompe-serbatoio volanti a stelle e strisce, incaricate di aspirare l’acqua dei preziosi laghi del Grande Nord canadese, per farli bere agli assetati americani, discendenti di generazioni di statunitensi che hanno ignorato il climate change condannando il loro paese e il pianeta tutto a un disastro ecologico. A contrastare il Leviatano, c’è solo un pugno di guerriglieri pronti a tutto per respingere l’arrogante invasore. E qui ci fermiamo: per i nostri lettori che fossero interessati non vogliamo spoilerare gli eventi di We Stand on Guard, che – garantiamo – è un albo divertente, pieno di colpi di scena e con un finale sorprendente. 

Nel fumetto il “cattivo” erano gli Stati Uniti, sia pure tra cento anni. Nella serie tv andata in onda con enorme successo in Norvegia, Okkupert (cioè “Occupati”, nel senso di invasi), si torna a scenari contemporanei. E si ritorna anche a proporre un “cattivo” più tradizionale, ovvero la Grande Madre Russia di Vladimir Putin. Una Russia che – dopo la decisione della Norvegia di sospendere la sua produzione di idrocarburi – su richiesta di una cattivissima Unione europea invade il pacifico paese scandinavo.

La serie – la più costosa produzione cine-televisiva della Norvegia – ha spopolato e già si sta lavorando alla seconda stagione. Ecco la storia. Dopo un devastante uragano provocato dal cambiamento climatico che colpisce le coste norvegesi, le elezioni vengono vinte dal partito ecologista. Nel frattempo, gli scienziati norvegesi mettono a punto delle nuove centrali nucleari superpulite alimentate dal torio. Il nuovo premier ecologista decide una mossa a sorpresa: chiudere i rubinetti della produzione di petrolio e gas naturale, e condividere con il mondo la miracolosa invenzione dell’energia pulita. Una mossa apparentemente buonissima, che però porta lo sconquasso sui mercati internazionali, facendo infuriare i colossi della finanza, dell’energia, e i leader di Francia e Germania e l’Unione europea tutta, travolta da una crisi energetica. Il premier norvegese non capisce di essersi messo in un grande pasticcio planetario, tanto più che alla presidenza degli Usa è salito un politico isolazionista (eh beh...). E così, al termine della conferenza stampa in cui aveva annunciato la sua decisione super green, viene rapito da un commando inviato da Mosca e liberato a condizione che ripristini le vecchie politiche energetiche accettando il diktat dell’Unione europea. 

Insomma: il mondo è strano. È pericoloso. E il cambiamento climatico lo renderà più agitato.