Materia Rinnovabile numero 18 / settembre-ottobre

La forza della valanga

di Matthieu Bardout

Bisogna affrontare il problema dei cambiamenti climatici all’origine, senza accontentarsi di curare i sintomi. La potenza trasformativa dell’economia circolare.

 

Questo articolo è stato pubblicato precedentemente in Swiss ECS, NZZ-Verlagsbeilage, 18 settembre 2017; www.swissecs.ch/de/medien-kontakt/medienecho

 

L’economia circolare offre opportunità di mitigazione trasformativa per affrontare contemporaneamente il problema dell’energia e dell’efficienza nell’uso dei materiali. Affronta le cause che stanno all’origine dei cambiamenti climatici invece dei sintomi e modificherà in maniera significativa il modo in cui consideriamo e utilizziamo i materiali, i prodotti, i servizi e i rifiuti, facendo sì che si possano raggiungere gli obiettivi attuali in tema di mitigazione, e addirittura superarli.

Negli ultimi mesi abbiamo visto alcuni sviluppi che hanno fatto suonare dei campanelli d’allarme e hanno mobilitato la comunità globale nella lotta ai cambiamenti climatici. A marzo la Ellen MacArthur Foundation ha pubblicato un report che prevede che entro il 2050 negli oceani del globo ci sarà più plastica che pesci, in uno scenario business-as-usual. Più avanti, a giugno, il presidente Trump ha annunciato la sua intenzione di far ritirare gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, nonostante i migliori sforzi diplomatici della comunità internazionale per impedirgli di farlo.

Entrambi gli sviluppi sono profondamente integrati nel tessuto della nostra economia lineare. La nostra cultura “estrai-processa-butta via” continua a generare quantità incommensurabili di rifiuti, e la nostra dipendenza dai combustibili fossili è incompatibile con le aspirazioni dei 194 paesi firmatari dell’accordo. E mentre i cittadini, il mondo del business, le città e le nazioni stanno intraprendendo azioni sempre più consistenti per combattere i cambiamenti climatici, gli attuali impegni non sono ancora sufficienti a garantire il raggiungimento dell’obiettivo di non superare i 2 °C di riscaldamento, tanto meno di quelli che ci siamo prefissati per mantenerlo al di sotto di 1,5 °C.

La correlazione tra i rifiuti di plastica e l’Accordo di Parigi non finisce qui: le materie plastiche, e più in generale i materiali che usiamo, sono strettamente legati alle emissioni di gas serra. Come spiega Jelmer Hoogzaad, “finché continuiamo a utilizzare i combustibili fossili per estrarre, lavorare e trasportare i materiali, come anche per recapitare, consumare e buttare via i prodotti, la gestione inefficace dei materiali risulta, alla fine, responsabile di 2/3 delle emissioni globali”. Si è reso evidente che gli impegni presi per ridurre progressivamente le emissioni dei nostri sistemi industriali non sono più sufficienti, e che la comunità che si occupa della mitigazione dei cambiamenti climatici ha bisogno di soluzioni innovative e sistemiche per potenziare i suoi sforzi.

È qui che interviene l’economia circolare.

 

 

Definita dalla Ellen MacArthur Foundation come “un sistema industriale rigenerativo e riparativo per definizione che ripensa i prodotti e i materiali per eliminare i rifiuti e gli impatti negativi, e crea capitale economico, sociale e naturale”, l’economia circolare richiede un cambio di paradigma. La sua adozione si basa su approcci ai materiali e sistemici, riassunti nei sette elementi chiave dell’economia circolare di Circle Economy: dare la priorità alle risorse rigenerative (tra cui le energie rinnovabili), preservare e amplificare quello che già si sta facendo, utilizzare i rifiuti come una risorsa, ripensare i modelli di business, progettare per il futuro, collaborare per creare valore aggregato e incorporare la tecnologia digitale.

L’applicazione di questi principi alle nostre economie apre le porte a ulteriori e innovative opportunità di mitigazione che superano di gran lunga gli sforzi tradizionali – come le energie rinnovabili e l’efficienza energetica – e danno la priorità all’utilizzo di materiali a basso contenuto di carbonio, alla dematerializzazione e a un cambiamento del sistema. Usare il legno invece del calcestruzzo nelle strutture di grandi dimensioni, per esempio, trasforma effettivamente le fonti di emissioni di carbonio in bacini di assorbimento dello stesso. Similmente, lo sviluppo di sistemi ad accesso digitale a prodotti e servizi porta a una riduzione considerevole della necessità di beni materiali, e in questo modo ha un impatto positivo sulla mitigazione. E forse ancora più notevolmente, l’economia circolare ci richiede di ripensare i bisogni funzionali della nostra società – dalla mobilità all’edilizia abitativa, fino all’energia – e ci permette di progettare un sistema che renda disponibili questi servizi in maniera più efficace.

Per sfruttare il potenziale di mitigazione dei cambiamenti climatici dell’economia circolare, comunque, è necessario che vengano attivate delle leve fondamentali nelle politiche relative al clima, nelle negoziazioni e nella finanza.

Per esempio, mentre le emissioni vengono attualmente calcolate per settori e per nazioni, l’economia circolare promette di ottenere una mitigazione trans-settoriale e transnazionale migliorando l’efficienza lungo le catene di valore (per esempio attraverso la cooperazione) e permettendo sinergie tra i vari settori industriali (per esempio la simbiosi industriale). Per questo è fondamentale che i decisori politici e i negoziatori riconoscano la necessità di queste nuove possibilità di mitigazione e che le sostengano e le rendano realizzabili con politiche adeguate e meccanismi di implementazione come il calcolo basato sui consumi.

Con la maturazione del concetto di economia circolare e la moltiplicazione degli sforzi nell’implementazione, le iniziative e le organizzazioni all’avanguardia hanno bisogno di capitali catalitici ad alto rischio per mettere in moto la “valanga” circolare. Le banche di sviluppo nazionali e multilaterali dovrebbero quindi vagliare il loro portfolio di investimenti per capire come hanno supportato le iniziative circolari in passato, e in che modo i progetti che sostengono si relazionano alla finanza del clima. Tali analisi ci permetteranno di comprendere meglio l’adeguatezza degli attuali strumenti finanziari per favorire lo sviluppo dell’economia circolare e per svilupparne di nuovi secondo le necessità.

L’economia circolare è destinata a durare a lungo. Ora è il momento di renderla una forza trainante per l’ambiziosa azione climatica di cui abbiamo bisogno. 

 

 

Circle Economy, www.circle-economy.com

Report Ellen MacArthur Foundation, The New Plastics Economy: Rethinking the future of plasticstinyurl.com/znkjp7j

I sette elementi chiave dell’economia circolare di Circle Economy, tinyurl.com/y8ngqfvo