Materia Rinnovabile numero 18 / settembre-ottobre

A Bruxelles battaglia sull'efficienza

di Francesco Petrucci

Gli uragani che questa estate hanno devastato i Caraibi e la parte meridionale degli Stati Uniti hanno riportato all’attenzione dei media il cambiamento climatico, protagonista in autunno della Conferenza Onu sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change o Unfccc): dal 6 al 17 novembre 2017 la Conferenza delle Parti n. 23 si terrà a Bonn sotto la presidenza delle Isole Fiji. La COP23 proseguirà il lavoro tecnico di attuazione dell’Accordo di Parigi del 2015 (COP21) secondo l’impegno assunto dalle parti durante la COP22 di Marrakech dell’anno successivo. A oggi 160 su 197 Stati partecipanti hanno ratificato l’Accordo di Parigi.

Il Parlamento europeo spinge per avere un ruolo attivo durante le riunioni di coordinamento. E proprio dal Parlamento è arrivato un importante segnale “politico” di invito a dare concretezza alle azioni contro il cambiamento climatico. La Commissione Ambiente il 7 settembre 2017 ha alzato gli impegni sull’efficienza energetica previsti dalla proposta di direttiva in materia che modificherà quella attuale (2012/27/Ue); la Commissione Ue aveva proposto il 30% al 2030, ma i parlamentari vogliono il 40% vincolante. 

Il testo ora dovrà arrivare all’assemblea plenaria, e probabilmente occorrerà un nuovo confronto con il Consiglio Ue che il 26 giugno scorso aveva approvato un “timido” 30% non vincolante. 

E il 13 settembre dal Parlamento Ue è arrivato il via libera alla proposta di regolamento che obbligherà gli Stati membri a compensare al 2030 le emissioni di CO2 derivanti dall’attività di deforestazione con la capacità di assorbimento delle foreste. Si aprono ora le trattative col Consiglio Ue per arrivare a un testo condiviso.

Nel frattempo il 17 luglio 2017 è arrivata la ratifica da parte dell’Unione europea dell’emendamento del Protocollo di Goteborg del 1999 sugli inquinanti atmosferici. Impegni più rigorosi per ridurre le emissioni di zolfo, ossidi di azoto, composti organici volatili (Cov) diversi dal metano e dall’ammoniaca. Dal 2020 si applicheranno i limiti di emissione, fissati per singolo Paese e per tipo di inquinante. 

Si aggiunge inoltre l’adozione da parte del Consiglio Ue (decisione 17 luglio 2017, n. 2017/1541/Ue) dell’emendamento Kigali al Protocollo di Montreal del 1987 che condurrà alla progressiva eliminazione degli idrofluorocarburi (Hfc), un potente gas a effetto serra impiegato, per esempio, nei frigoriferi, condizionatori, spray aerosol. La Ue già dal 2014 spinge sulla riduzione degli Hfc (regolamento 517/2014/Ue).

A questo proposito, sono state riviste dalla Commissione (decisione 10 agosto 2017, n. 2017/1471/Ue) le assegnazioni annuali di emissioni di gas a effetto serra di tutti gli Stati membri per il periodo 2017-2020. La revisione influirà sulle politiche e misure di contenimento degli Stati.

Una novità importante riguarda i gestori dei grandi impianti di combustione sopra i 50 MW di potenza termica nominale. La Commissione europea con decisione 31 luglio 2017, n. 2017/1442/Ue, ha adottato le conclusioni sulle Bat (Best Available Techniques) punto di riferimento per le prescrizioni contenute nelle autorizzazioni ambientali rilasciate agli impianti.

Dal 2 agosto 2017 il regolamento Ue n. 2017/1262/Ue consente di usare come combustibile negli impianti termici fino a 50 MW di potenza il letame di qualsiasi animale di allevamento (prima si poteva autorizzare solo il letame del pollame).

Continua l’aggiornamento dei criteri ecologici che le aziende devono rispettare per poter chiedere e usare il marchio di qualità ecologica europeo Ecolabel. La Commissione Ue ha aggiornato i criteri Ecolabel per i prodotti tessili (saranno validi fino al 2024) e ha prorogato al 31 dicembre 2020 i criteri ecologici esistenti per i prodotti di carta trasformata (buste, sporte, prodotti di cartoleria). Infine con sei diverse decisioni sono stati aggiornati i criteri Ecolabel per detergenti e detersivi (saranno in vigore sino al 2023).

Due novità per le imprese che aderiscono a Emas (Sistema europeo di gestione ambientale). La prima è l’allineamento del regolamento Emas 1221/2009/Ce alla norma internazionale Iso 14001:2015 visto che la disciplina si riferiva ancora alla precedente Iso 14001 del 2004. L’implementazione è avvenuta con regolamento 2017/1505/Ue. La seconda è l’approvazione delle buone pratiche ambientali da adottare ai fini Emas per il settore alimenti e bevande (regolamento 28 agosto 2017, n. 2017/1508/Ue).

Per concludere una notizia che interessa tutti i soggetti che trattano sostanze chimiche. La Commissione Ue ha modificato il regolamento 1907/2006/Ce su autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (“Reach”) “recependo” le ultime modifiche del regolamento “Clp” 1272/2008 sulla classificazione di sostanze e miscele che ha introdotto nuove sostanze chimiche classificate come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione (Cmr). Le novità di applicano dal 1° marzo 2018.  

 

 

Francesco Petrucci, in collaborazione con Rivista “Rifiuti – Bollettino di informazione normativa” e Osservatorio di normativa ambientale su www.reteambiente.it