Materia Rinnovabile numero 19 / dicembre-gennaio

Un'occasione per ripensare il ruolo delle fondazioni

Intervista a Sonia Cantoni

di Emanuele Isonio, intervista a Sonia Cantoni

Focus finanza

in collaborazione con Valori

 

Oggi il sistema delle fondazioni bancarie è un player importante per lo sviluppo sostenibile del Paese. Ma occorre selezionare con attenzione i progetti da finanziare e non sottovalutare il modo in cui si opera. 

 

 

“L’economia circolare può diventare un’occasione per sistematizzare e restituire significato a molte azioni che il sistema delle Fondazioni ex bancarie in Italia compie per catalizzare e rimettere in circolo risorse (di idee, di passione, di volontariato, di fiducia, di solidarietà) diffuse nella nostra società”. A sostenerlo è Sonia Cantoni, consigliere d’amministrazione della Fondazione Cariplo con delega alle questioni ambientali. “Il sistema delle fondazioni è un player importante dello sviluppo sostenibile nel nostro Paese: nel 2016 – rivelano i dati Acri (Associazione fondazioni e casse di risparmio Spa) – ha destinato al mondo del non profit (pubblica amministrazione e terzo settore) 101 milioni di euro per lo sviluppo locale, 14 milioni di euro per la protezione e la qualità ambientale, 27 milioni di euro a cooperative e imprese sociali, 97 milioni di euro per programmi di educazione, istruzione e formazione, a cui vanno aggiunti 120 milioni di euro confluiti nel Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, e 124 milioni di euro per ricerca e sviluppo. Alle erogazioni a fondo perduto si aggiungono gli investimenti del patrimonio correlati con la missione: 4,4 miliardi di euro nel 2015, pari a circa l’11% del patrimonio totale.

 

Le fondazioni bancarie si sono sapute ritagliare un ruolo nella transizione verso un’economia circolare?

“L’economia circolare è un’economia progettata per autorigenerarsi che promuove innovazione di processo e di prodotto. A noi della Fondazione Cariplo sembra interessante una lettura più ampia. Sia dell’obiettivo (soddisfare non solo i bisogni materiali ma più in generale il benessere dell’individuo e della collettività), sia dei modi (promuovere anche sistemi di scambio non monetari), sia degli impatti (favorire innovazione sociale, negli stili di vita e di consumo). Insomma un modello per ripensare anche l’uso di risorse non materiali, per esempio delle risorse sociali.” 

 

Dal vostro punto di osservazione, c’è una conoscenza adeguata di quale sia l’effettivo ruolo delle fondazioni da parte dei soggetti che potenzialmente potrebbero collaborare per sviluppare progetti nell’ambito dell’economia circolare?

“Notiamo che sta cambiando il modo in cui siamo percepiti: le organizzazioni, le istituzioni e le persone comprendono che non siamo più una banca, ma moderni filantropi. Le fondazioni sono impegnate sempre più sul fronte della comunicazione; il risultato è che intercettiamo ambiti che fino a poco tempo fa erano lontani e sconosciuti, nascono collaborazioni con aziende. Il famoso triangolo virtuoso, auspicato dal presidente Guzzetti – ‘pubblico-privato-privato sociale’ – è sempre più concreto, in svariate forme e in tutta Italia.” 

 

Mancano le figure professionali che possono aiutare ad accedere ai fondi delle fondazioni?

“Nel nostro Paese il settore non profit appare nel suo complesso ancora poco preparato a reagire con efficacia ai vecchi e nuovi mali che investono la nostra società, con soluzioni innovative che, per esempio, ridefiniscano e riqualifichino la domanda stessa piuttosto che limitarsi alla risposta (si pensi alla domanda di mobilità nelle grandi città), che operino per prevenire piuttosto che per riparare, senza ignorare che di fronte a certi disastri prossimi o addirittura conclamati (gli effetti dei cambiamenti climatici, per esempio) occorre ormai attrezzarsi anche in termini di adattamento. Tante Pubbliche amministrazioni sembrano travolte da una domanda di intervento continua e in crescita, non adeguatamente supportata da risorse; ma anche da una instabilità politica che produce frequenti cambiamenti di rotta nelle strategie e nei modi di intervento. E molte preziose risorse di intelligenza, di fiducia e i volontariato presenti nella società civile finiscono così per essere sprecate.” 

 

Responsabilità anche del Terzo settore?

“Nel Terzo settore troppe organizzazioni si limitano a lottare quotidianamente per la propria sopravvivenza, senza avere la capacità di fare un salto di qualità, di fare sistema attivando sinergie, di riorganizzarsi, di praticare nuove strade e nuovi linguaggi. Confidiamo nel potenziale di innovazione che la recente riforma ha innescato. Il Terzo settore già ora fa supplenza allo Stato, ma questo non è abbastanza e non è neppure giusto: può auspicabilmente ricoprire il ruolo di terzo pilastro dell’economia del Paese, di una nuova economia che attiva e mette in circolo risorse disperse dei cittadini responsabili e attivi, a fianco del pubblico e del privato. Ha però bisogno di un ulteriore passo in avanti, che si può fare solo con formazione e sostegno economico adeguati. Servono idee, coraggio e soprattutto una visione condivisa. Le Fondazioni possono agire da catalizzatori e sostenere questo cambiamento. Un programma intersettoriale lanciato dalla Fondazione Cariplo nel 2016 su iniziativa dell’Area servizi alla persona, e la neo-nata Fondazione Giordano dell’Amore Social Venture (che raccoglie e riattiva in sinergia l’esperienza e le risorse di due altre storiche Fondazioni con finalità sociali), con una dote complessiva di circa 20 milioni di euro fanno proprio questo: per la prima volta in Italia verrà attivato un piano di formazione del Terzo settore specifico (gestito con tecnologie di avanguardia), un bando per il miglioramento organizzativo degli enti, una serie di workshop sui temi strategici e una piattaforma di facilitazione e sostegno economico all’imprenditoria sociale.” 

 

Come vengono scelti i progetti da finanziare?

“Non a caso. E non in modo autoreferenziale. È ormai consolidata, almeno nella nostra Fondazione, una pratica di ascolto e confronto, preliminare all’emanazione dei bandi, con i soggetti beneficiari. Nella selezione delle proposte (per lo più comparativa) si valuta la coerenza con gli strumenti di programmazione pluriennali e annuali di cui la Fondazione si è dotata. I criteri di selezione sono individuati su proposta degli uffici, si avvalgono del confronto con i componenti degli organi interni e del coinvolgimento di autorevoli competenze ed esperienze esterne. E vengono comunicati in modo trasparente. Sapete per esempio che Fondazione Cariplo ogni anno quando attiva i nuovi bandi presenta tutto in streaming on line? E sono più di 5.000 le persone che partecipano agli incontri.” 

 

Come fa un’associazione a individuare la fondazione più adatta al proprio progetto?

“Deve studiare bene le regole di funzionamento di quella fondazione: il suo territorio di competenza, i suoi obiettivi strategici, i criteri di intervento, le scadenze nel corso dell’anno. Sempre che l’organizzazione in questione agisca non concedendo risorse ‘a pioggia’, ma attraverso processi trasparenti e partecipativi di definizione degli obiettivi, delle misure, delle azioni strategiche. Noi della Fondazione Cariplo siamo molto attenti a questo aspetto, consapevoli di dover gestire un patrimonio derivante all’origine da pubblica beneficenza per dare lavoro ai poveri e provvedere ai loro più pressanti bisogni materiali, dunque un ‘bene comune’.” 

 

Quali sono i punti di forza che fanno ritenere interessante una richiesta di contributo? 

“Quando la richiesta viene da una rete di soggetti (pubblici e privati del Terzo settore, magari anche con il coinvolgimento di soggetti profit in qualità di sostenitori co-finanziatori) rappresentativi di una certa comunità in un certo territorio; quando garantisce la sostenibilità nel tempo di una data iniziativa proprio per la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti (o di chi li rappresenta, se diffusi sul territorio) e perché si è garantita risorse anche da fonti alternative e complementari alla Fondazione.

E inoltre quando sperimenta soluzioni innovative o propone modi per adattare ad una certa realtà soluzioni sperimentate con successo da altre comunità o in altri territori.”

 

E quali errori vanno invece evitati?

“Le domande di contributo a sostegno della vita piuttosto che della vitalità di un’organizzazione, per la gestione ordinaria piuttosto che per progetti di innovazione. Vanno evitate anche iniziative autoreferenziali, che non trovano riscontro nella percezione condivisa di un bisogno, di un rischio, di un’opportunità e nella partecipazione di una comunità, dei diversi attori di un territorio al disegno e all’attuazione di una soluzione.”

 

Quali iniziative e strumenti ha messo in campo la Fondazione Cariplo per incentivare la transizione all’economia circolare nei territori in cui opera?

“Se guardiamo alle attività della nostra Fondazione (un patrimonio a prezzi di mercato di 7,7 miliardi di euro a fine 2016, oltre 1.000 progetti sostenuti in media ogni anno che corrispondono ad un impegno in termini di erogazione di più di 150 milioni di euro) nell’accezione dell’economia circolare rientrano a buon diritto le iniziative sostenute negli anni dall’Area ambiente, come i progetti finanziati con i Bandi ‘Costruire Comunità sostenibili’ e ‘Comunità resilienti’, i progetti finanziati per risparmiare energia nella PA e per sostituire fonti rinnovabili alle fonti fossili, la promozione di un ‘Centro nazionale di competenza per l’economia circolare’ in provincia di Brescia, la realizzazione di un ciclo di incontri pubblici tra marzo e giugno scorso (‘la teoria e la prassi’ dell’economia circolare: tutti i materiali sono disponibili sul sito della fondazione). Ci sono poi i progetti sostenuti dall’Area ricerca con il bando ‘Ricerca integrata su biotecnologie industriali e bioeconomia’. Ma possono essere ricondotte al modello dell’economia circolare anche le iniziative pensate per rivitalizzare aree marginali della Lombardia e del Piemonte, in particolare aree montane con rischio di spopolamento (vedi il progetto intersettoriale “AttivAree”), o aree urbane periferiche (come il progetto intersettoriale ‘La città intorno’. Fanno leva, infatti, sulla domanda di nuova economia, di autoorganizzazione, di cultura da parte dei territori e sull’offerta diffusa da parte degli attori sociali. E così pure le iniziative di sharing solidale, nonché l’imponente programma di housing sociale ideato e sostenuto dalla fondazione fin dal 1999, che si sta sviluppando non solo come occasione di recupero sociale ma anche di rigenerazione urbana.”

 

Quali risultati sono stati ottenuti finora? 

“Le attività di monitoraggio e valutazione sugli strumenti di erogazione e sui singoli progetti vengono realizzate puntualmente dalla Fondazione per rendere conto delle attività svolte e riflettere criticamente sull’efficacia delle attività finanziate. Tali informazioni oltre a essere presenti sul sito, sono contenute sia nel Bilancio di missione, sia nel Rapporto annuale. In 25 anni la Fondazione ha sostenuto 29.683 progetti per complessivi 2.800 milioni di euro (145 milioni di euro per 1.800 progetti sostenuti dalla sola Area Ambiente, 2 milioni di euro destinati alle edizioni 2012 e 2013 del bando ‘Costruire Comunità sostenibili’ e 30 progetti sostenuti, 5,2 milioni di euro destinati alle quattro edizioni 2014-2017 del bando ‘Comunità resilienti’ e 54 progetti sostenuti), più di 11 milioni di euro complessivamente messi a disposizione dal 2014 nelle diverse edizioni del bando ‘Ricerca integrata su biotecnologie industriali e bioeconomia’, che ha finanziato 41 progetti e un milione di euro di contributo per l’attivazione del ‘Centro nazionale di competenza per l’economia circolare’ in provincia di Brescia. 

Ma una delle grandi sfide che stiamo affrontando è di riuscire a valutare in termini sistematici l’impatto che la Fondazione come organizzazione riesce a generare sulla società. Solo quando questa sfida sarà vinta si potrà rispondere esaurientemente a domande come questa. Un impegno che potrebbe risultare utile a molte altre organizzazioni del Terzo settore.” 

 

E quali sono le previsioni per il futuro?

“Il 2018 vedrà la continuità di molti dei bandi che – in un’accezione più allargata e sociale di economia circolare – vedono impegnate le diverse aree erogative della Fondazione nella ‘rimessa in circolo’ delle risorse diffuse della comunità. Per esempio verrà riproposta la call for interest di ‘Territori virtuosi’, il progetto che offre sostegno alla riqualificazione degli edifici e degli impianti di illuminazione degli enti pubblici e degli enti del terzo settore, con il ricorso a modalità di Finanziamento Tramite Terzi – FTT, avvalendosi di Energy Service Company – ESCo.

Con riferimento a temi più consolidati e caratteristici dell’economia circolare, l’Area Ricerca focalizzerà le risorse dedicate a problematiche ambientali e al bando sulle biotecnologie industriali su un uso più efficace e sostenibile delle risorse naturali e sulla valorizzazione degli scarti di produzione. Sempre a questo proposito – per creare nuove iniziative di impresa e quindi offrire opportunità di occupazione ai giovani e promuovere in modo diffuso l’innovazione del sistema produttivo del nostro Paese proprio all’insegna della Economia Circolare – nell’ambito delle attività promosse da Cariplo Factory si sta consolidando un’alleanza strategica con il Gruppo Intesa San Paolo, da tempo pure impegnato su questi temi, dal 2015 anche come partner finanziario globale della Ellen MacArthur Foundation.” 

 

 

Fondazione Cariplo, www.fondazionecariplo.it

Immagine in alto: dimitrisvetsikas1969_pixabay_CC0